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Rosa Maria Zito

Food Blogger Gluten Free

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Biografia

Sono un architetto, ho due cani e tre gatte, ma gli eventi della vita, persino i più casuali, mi hanno sempre condotto alla mia vera passione: la cucina.
Da bambina, con le ginocchia e le mani affondate nel fango, preparavo miscele di acqua e terra inventandomi nomi e sapori per piatti immaginari, frutto della mia fantasia. Ho fatto sempre all’amore con la fotografia del Dolceforno Mattel, rosso, stampata ogni settimana sul retro di copertina del giornale a fumetti Topolino. Ho sognato per anni di possedere quella mini Batteria di pentoline in alluminio, perfette in ogni dettaglio, semplici giochi d’infanzia di mia madre che sua sorella custodiva in una scatola segreta, consentendomi di usarle esclusivamente sotto il suo controllo.

Poi, d’improvviso, il sogno è diventato realtà.
Appena diplomata, assieme a mio padre, cuoco non professionista, ho aperto un ristorante. Per oltre vent’anni ci siamo occupati di coccolare i nostri clienti ed è stata questa una delle mie esperienze più importanti. Ho imparato a cucinare e ad affrontare con tranquillità anche duecento coperti a sera. Ma nel contempo ho potuto verificare quanto sia dura la vita di un cuoco. Niente orari, niente famiglia, niente festività a casa. Così, per crearmi altre opportunità, fra una Bavarese e una Paella mi sono anche laureata, ho preso un dottorato in museografia, ho insegnato all’università e infine mi sono dedicata a tempo pieno alla libera professione. Ho creduto di dare una svolta definitiva al mio destino, ma…

Ma un giorno, qualche anno fa, ho ritrovato l’agenda-ricettario del 1951 appartenuta alla madre di mio padre. E la ruota del carro ha fatto ancora un altro giro.
Mia nonna, a detta di tutti, era una grande cuoca. Preparava con abilità e dovizia pietanze salate e dolci, soprattutto tradizionali, e il pane fresco per decine di persone al giorno. Nel forno a legna di casa, il sabato e la domenica si impastavano le pagnotte, con farine di semola di rimacino di grani antichi siciliani, decisamente poveri di glutine, e che davano come risultato un prodotto più gustoso, profumato e soprattutto durevole nel tempo.

Io mia nonna non l’ho conosciuta, ma evidentemente il suo sangue scorre irruento nelle mie vene. Di lei possiedo poco, quasi nulla: il ricettario di carta, ingiallito dal tempo, ed un vecchio tegame di alluminio, dal manico lunghissimo, che ha preso un posto di primo piano tra le pentole che tengo appese sul mio focolaio domestico. “Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei”, mi sono detta, ed ho deciso di punto in bianco di rifare tutte le sue preziose ricette, scritte e non, per conoscere qualcosa di più sul conto di una donna tanto importante per me quanto sconosciuta.

Ho dunque poggiato squadrette e matite per un po’ di tempo ed ho riaperto le pagine dell’agenda, iniziando là dove - ancora ragazzina - avevo messo le orecchie sperando un giorno di poterle realizzare. E sono rimasta senza parole! Perché le ricette erano tutte incredibilmente e naturalmente senza glutine! La Torta Paradiso, ad esempio, la mia preferita! E così via, anche le altre, alcune contenevano in parte farina ‘normale’, ma quasi sempre era accoppiata al riso, alla fecola o al mais. Nel 1951 del glutine nessuno parlava. La pastina glutinosa si dava ai bambini perché più nutriente, o tale almeno si credeva. Così come sono certa che negli anni Ottanta, scegliendo quelle ricette a tutto pensavo, tranne che alla celiachia! Non sapevo nemmeno cosa fosse allora. Di acqua sotto i ponti ne sarebbe dovuta passare! Avrei ancora dovuto incontrare l’amore della mia vita ed imparare, per amor suo, a vincere tutte le difficoltà di questa malattia. Allora perché inconsciamente ho selezionato solo ricette senza glutine? E perché ho conservato con tanta solerzia, io che non riesco a conservare niente a lungo, proprio quell’agenda?

Credo che nulla dipenda dal caso e che in tutto questo ci sia un disegno e da allora ho cominciato a tracciarne i contorni. Ogni giorno sperimento con bramosia di imparare e di verificare le ricette di mia nonna e anche grazie a lei ho imparato a vincere il glutine e le sue dubbie ‘virtù’! Sono riuscita a fare il pane che mi avrebbe voluto insegnare, bello e soprattutto buono e che nulla ha da invidiare a quello glutinoso.
Cerco e ricerco, provo sempre nuove miscele anche con farine naturali, perché sono convinta che persino i non celiaci debbano mangiare meno glutine possibile, esattamente come si faceva una volta, e l’agenda del 1951 ne è una prova. Vorrei contribuire a sfatare il falso mito che ‘senza glutine’ sia ‘a-normale’, perché da non celiaca posso garantire che, con sapienza e buona disciplina, si ottengono risultati anche migliori e di certo più sani. E non c’è bisogno di essere dei professionisti, qualsiasi casalinga volenterosa può farcela!

Cucino da circa sei anni per tutti i miei ospiti senza glutine e nessuno ha mai trovato differenze.
Anche per questo motivo mi dedico all’insegnamento delle tecniche di panificazione senza glutine (pane e pizza), nel tempo libero: organizzo corsi online su Facebook e nelle ricette, che pubblico regolarmente sul mio blog, sono estremamente attenta – sfiorando la puntigliosità - nel descrivere ogni passaggio in ogni singolo dettaglio, con fotografie e video che diffondo anche nel mio Canale Youtube.

Nel frattempo prendo appunti per un ricettario dove pubblicherò i dolci e il pane senza glutine che mia nonna, a suo modo, mi ha aiutato a fare. In attesa, troverete qualche buona ricetta in questo splendido sito, tutte le altre sono nel mio Blog, La Cucina di Bimba Pimba (che prende il nome dalla mia gatta più anziana!). Se volete restare in contatto con me, scrivetemi ed iscrivetevi nella mia pagina Facebook, ogni giorno sarò con voi per scambiare consigli ed esperienze.

Grazie per avermi dedicato parte del vostro tempo!
Con affetto, Rosa Maria

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