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Riso... bianco o integrale?

Pubblicato il 05/11/2018, da Isabella Vendrame

È la prima cosa da chiedersi quando desideriamo acquistarlo. Quali differenze?

Se abbiamo iniziato a seguire una alimentazione senza glutine, sicuramente siamo abituati ad acquistarlo spesso. Non tutti, però, hanno ben chiare le differenze tra un il riso bianco e quello integrale e quando è bene scegliere l’uno piuttosto che l’altro.

Facciamo chiarezza una volta per tutte!

Il riso bianco, ottenuto a seguito della fase di sbiancatura, è privato della gemma, il germe del riso e di parte del pericarpo.
È qui che si concentrano minerali, acidi grassi e vitamine, proteine e fibre che, invece, sono presenti nel riso integrale, i cui chicchi sono sottoposti soltanto al processo di sbramatura in cui vengono privati unicamente del guscio, la lolla.

Se desideriamo quindi un piatto ricco di nutrienti è meglio preferire un riso integrale di provenienza biologica, coltivato senza l’uso di pesticidi, che, altrimenti, si andrebbero a concentrare proprio sulla parte esterna del chicco.

Il riso integrale è un concentrato di vitamine in particolare quelle del gruppo B quali B1, B2, B3 e B9, di vitamina E, presente anche nel riso bianco, di minerali quali fosforo, potassio, calcio e ferro, di oligoelementi tra cui manganese, cobalto, zinco e cromo, oltre che di enzimi, di acidi grassi importanti per la salute cardiovascolare e di fibre alleate dell’intestino.

Facilmente digeribile, il riso non affatica lo stomaco poiché i granuli dell’amido sono più piccoli rispetto ad esempio a quelli del grano e vengono attaccati più velocemente dai succhi gastrici.
Questo, però, consente agli zuccheri di entrare rapidamente in circolo, creando un picco glicemico.
Per ovviare a questo è preferibile consumare il riso integrale dal momento che la fibra presente nel pericarpo favorisce il lento rilascio degli zuccheri. Le fibre intervengono anche sul metabolismo della flora intestinale con una azione antinfiammatoria esercitata anche dalla tricina, una sostanza che inibisce la sintesi degli eicosanoidi, ormoni legati ai processi antinfiammatori.
È stato ormai ampiamente dimostrato che quando non si sta bene può essere utile mangiare del semplice riso integrale bollito, condito con un filo di olio extravergine di oliva.

Il riso integrale, inoltre, a differenza di quello raffinato, contiene lipidi, grassi di origine vegetale, ricchi di acidi grassi insaturi, utili per tenere sotto controllo il livello di colesterolo cattivo.

Il riso bianco, formato principalmente da amido, per la sua azione blandamente astringente, è adatto in caso di intestino irritato e di diarrea.

Le differenze tra le due lavorazioni non riguardano solo l’aspetto nutrizionale, ma anche i tempi di cottura e la modalità di conservazione. Il riso integrale richiede più tempo e cuoce in circa 40 minuti e deve essere consumato nel giro di 3-4 settimane poiché lo strato di lipidi tende a farlo irrancidire quando entra in contatto con l’aria, un motivo in più per scegliere un prodotto confezionato sottovuoto e in confezioni da 500 gr. Quello bianco, invece, cuoce in circa 15 minuti e può essere conservato più a lungo.

Il riso... è sicuro per chi soffre di celiachia i ci può essere il rischio che sia contaminato?

Ho rivolto questa domanda alla dott.ssa Francesca Musaio, biologa nutrizionista.
È necessario sempre fare attenzione che nello stabilimento produttivo non vengano lavorati anche altri cereali contenenti il glutine e in tal caso questo viene segnalato sull’etichetta. Per tutte quelle aziende che invece producono esclusivamente riso non c’è alcun rischio.
È comunque sempre meglio ricercare sulla confezione il simbolo della spiga sbarrata.

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Articolo di Isabella Vendrame
La sua vetrina su Glutile -> www.glutile.it/isabella-vendrame
Il suo blog -> www.naturalmente-free.com